Terapia del doloreLa terapia del dolore, potremmo dire, che cura i malati di dolore cronico. Vediamo insieme perchè.

Nel percorso nostra della vita, fin da molto piccoli, abbiamo avuto esperienze dolorose. Sembra che il feto, già dal terzo trimestre di vita, sia già in grado di percepire il dolore.

Infatti, il dolore è il sintomo più ricorrente in patologie e disturbi. Inoltre, ha la funzione di proteggerci da pericoli di varia natura compresi quelli che provengono dall’interno del nostro corpo.

Non a caso, nel 1986 la IASP (International Association for the study of Pain) ha definito il dolore come un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno.

Ma il dolore può diventare patologico, quando esso continua ad essere presente dopo la guarigione, quando esso diventa l’unica espressione di un’alterazione fisiopatologica, quando diventa cronico e perde la sua naturale funzione fisiologica di allarme.

In tutte queste situazioni possiamo parlare di dolore-malattia, cioè di persone malate di dolore.

Inoltre, se consideriamo che nell’era moderna la aspettativa di vita si è prolungata considerevolmente, che le attività sportive, lavorative, ricreative e di vario genere si sono incrementate e prolungate, il numero delle persone affette da dolore cronico si è incrementato di pari passo.

La terapia del dolore ha come scopo primario quello di migliorare la qualità della vita delle persone che soffrono di dolore cronico attraverso l’impiego di farmaci specifici di ultima generazione e dell’utilizzo di tecniche mini-invasive sempre più raffinate, grazie l’ausilio dell’ecografia e della radiologia.

Espressioni come “devi imparare a convivere con il dolore”, “ è normale alla tua età” o ancora peggio “non si può fare nulla”, vanno bandite dal comune linguaggio medico. Il dolore va combattuto.